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Nuove tecniche genomiche: l’Europa cambia le regole per le piante del futuro

Aggiornamento: 29 giu

Una patata più resistente a un patogeno, un frumento con una diversa composizione proteica o una coltura capace di tollerare meglio la siccità possono essere ottenuti attraverso anni di incroci e selezioni. Le nuove tecniche genomiche consentono di intervenire sullo stesso obiettivo con modifiche più mirate e tempi potenzialmente più brevi.


Il 17 giugno 2026 l’Unione europea ha completato l’approvazione del nuovo quadro normativo dedicato alle piante ottenute mediante alcune di queste tecniche. Il cambiamento non riguarda tutti gli organismi geneticamente modificati e non liberalizza indistintamente l’ingegneria genetica. Introduce invece percorsi regolatori differenti in base alla natura e alla complessità della modificazione prodotta.


La distinzione è rilevante per agricoltori, industria alimentare e ristorazione perché può modificare, nei prossimi anni, disponibilità, caratteristiche e tracciabilità di alcune materie prime.


Che cosa sono le nuove tecniche genomiche


Le nuove tecniche genomiche comprendono strumenti capaci di modificare il materiale genetico in punti determinati. Tra quelli considerati dalla normativa europea rientrano la mutagenesi mirata e la cisgenesi.


La mutagenesi mirata induce una modifica in una regione specifica del DNA senza introdurre necessariamente materiale genetico proveniente da un’altra specie. La cisgenesi può invece trasferire geni provenienti dalla stessa specie o da specie sessualmente compatibili.


Il risultato può essere una caratteristica che avrebbe potuto comparire spontaneamente o attraverso il miglioramento genetico convenzionale. La differenza principale risiede nel percorso: invece di incrociare ripetutamente numerose piante e selezionare la combinazione desiderata, si interviene in maniera più circoscritta.


La maggiore precisione dello strumento non garantisce però automaticamente l’utilità o la sostenibilità del prodotto. Una modificazione genetica mirata può avere un obiettivo agronomico valido, neutro o discutibile. Il giudizio deve riguardare il carattere sviluppato, il contesto di coltivazione e gli effetti lungo la filiera.


Due categorie, obblighi differenti


Il nuovo sistema distingue le piante NGT in due categorie.


Le piante NGT-1 presentano modificazioni limitate che potrebbero verificarsi naturalmente o essere ottenute con tecniche convenzionali. Prima di ricevere questa classificazione devono superare una procedura di verifica. Una volta riconosciute come NGT-1, vengono trattate in modo analogo alle varietà convenzionali e non sono sottoposte agli ordinari obblighi previsti per gli OGM.


Esistono alcune esclusioni. Le piante progettate per tollerare erbicidi o produrre sostanze insetticide note non possono rientrare nella categoria NGT-1, anche quando le modificazioni rispettano altri criteri di equivalenza.


Le piante NGT-2 comprendono invece modificazioni più estese o complesse. Rimangono soggette alla disciplina europea sugli OGM, compresi valutazione del rischio, autorizzazione preventiva, tracciabilità ed etichettatura. Gli Stati membri possono inoltre limitarne o vietarne la coltivazione sul proprio territorio.


Questa impostazione sposta parzialmente l’attenzione dal metodo utilizzato alle caratteristiche genetiche finali della pianta. Non tutte le modificazioni ottenute con strumenti recenti vengono considerate equivalenti, ma non vengono neppure trattate come se presentassero necessariamente lo stesso profilo di rischio.


Etichettatura e trasparenza


Per le piante NGT-1 l’etichettatura sarà obbligatoria sulle sementi e sugli altri materiali riproduttivi. Le varietà saranno inoltre registrate in banche dati pubbliche e nei cataloghi varietali.


L’obbligo non si estenderà, in linea generale, agli alimenti ottenuti da queste piante. Una farina, un olio o un ingrediente derivato da una varietà NGT-1 non dovrà quindi riportare in etichetta la tecnica utilizzata, poiché il prodotto sarà giuridicamente assimilato a quello convenzionale.


La scelta consente agli agricoltori di conoscere l’origine delle sementi, ma riduce la visibilità lungo le fasi successive della filiera. Per aziende alimentari e ristoratori interessati a dichiarare l’assenza di NGT diventeranno quindi centrali le specifiche di acquisto, la documentazione dei fornitori e la segregazione volontaria delle catene produttive.


Nell’agricoltura biologica le NGT resteranno escluse. La presenza tecnicamente inevitabile di materiale NGT-1, tuttavia, non comporterà automaticamente la perdita della conformità biologica. Sarà necessario distinguere l’impiego intenzionale dalla contaminazione accidentale non ragionevolmente evitabile.


Le applicazioni possibili


La ricerca può utilizzare queste tecniche per sviluppare resistenza a malattie, maggiore tolleranza a siccità e salinità, migliore efficienza nell’uso dei nutrienti o minore sensibilità agli stress termici. Altri obiettivi riguardano la composizione alimentare: riduzione di sostanze indesiderate, rallentamento dell’imbrunimento, modifica degli amidi, diversa composizione degli oli o maggiore stabilità dopo la raccolta.


Per la cucina professionale, gli effetti più interessanti potrebbero non essere immediatamente visibili nel campo, ma emergere durante trasformazione e servizio. Una varietà può assorbire meno olio in frittura, mantenere meglio la consistenza dopo il raffreddamento, ossidarsi più lentamente o produrre farine con proprietà reologiche differenti.


Questi caratteri dovranno essere verificati sul prodotto reale. La descrizione genetica non sostituisce le prove di cottura, conservazione e analisi sensoriale. Una materia prima più resistente durante la coltivazione può risultare poco aromatica; una maggiore durata commerciale può accompagnarsi a maturazione insufficiente o consistenze meno gradevoli.


La sostenibilità non è incorporata nel gene


Ridurre trattamenti, perdite agricole o sprechi post-raccolta può produrre benefici concreti. Sarebbe però scorretto attribuirli automaticamente a ogni pianta ottenuta con tecniche genomiche.


La sostenibilità dipende dall’interazione tra varietà, ambiente, tecnica agronomica, consumi energetici, disponibilità idrica, durata della coltura e organizzazione della filiera. Una pianta resistente a una malattia può ridurre l’uso di fitofarmaci; una varietà brevettata e scarsamente accessibile può invece aumentare la dipendenza economica degli agricoltori.


Il nuovo regolamento prevede monitoraggio degli effetti ambientali, economici e sociali. Particolare attenzione sarà necessaria per i brevetti, la concentrazione del mercato sementiero e la possibilità per piccole imprese e programmi pubblici di miglioramento genetico di accedere alle tecnologie.


La trasparenza brevettuale limita alcune zone d’ombra, ma non elimina il rischio che pochi soggetti controllino caratteri agronomici strategici. L’innovazione biologica e l’equilibrio contrattuale della filiera devono quindi procedere insieme.


Una materia prima nuova va valutata in cucina


Per cuochi e imprese alimentari, l’ingresso di varietà NGT non richiede una posizione ideologica preventiva. Richiede un metodo.


Ogni nuova materia prima dovrebbe essere valutata per composizione, comportamento termico, resa, conservabilità, profilo aromatico e costanza tra lotti. Il confronto corretto non è tra una tecnologia dichiarata buona o cattiva, ma tra risultati misurabili nelle condizioni reali di produzione.


Le nuove regole possono accelerare la disponibilità di piante adattate alle difficoltà climatiche e alle esigenze della trasformazione. Non sostituiscono però l’agronomia, la biodiversità coltivata né la competenza gastronomica. La genetica può modificare il potenziale di una pianta; il valore alimentare emerge soltanto quando quel potenziale diventa materia prima affidabile, nutriente e sensorialmente convincente.


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