Non una fondazione, ma un atto di fede
- Brigade Culinary Comunicazione e cultura
- 3 giu
- Tempo di lettura: 2 min

12 Maggio 2026. Brigade of Culinary nasce ufficialmente, dopo bolli, firme, controfirme, atti, registrazioni e con essa, una visione del cibo importante.
Le cose importanti non si annunciano. Si riconoscono. A volte dopo, quando ci si volta e si capisce che quel momento preciso, apparentemente ordinario, era il punto da cui tutto è cambiato. Un caffè bevuto in piedi, una frase detta quasi per caso, una decisione presa senza troppa cerimonia, come si prendono quelle che contano davvero.
Brigade of Culinary è nata così. Niente i riflettori puntati, o il comunicato pronto e la data cerchiata in rosso da mesi. È nata da una conversazione seria tra persone che avevano smesso di accontentarsi. Persone che avevano qualcosa da dire sul cibo (non solo cucinarlo, non solo raccontarlo) e che avevano capito che dirlo da soli non bastava più.
La parola "fondazione" mi ha sempre messa a disagio, applicata a progetti come questo. Evoca marmo, atti notarili, inaugurazioni con discorsi troppo lunghi. Evoca l'idea che qualcosa inizi nel momento in cui viene dichiarato ufficialmente. Ma chi ha mai fondato qualcosa sa che non funziona così. Le fondamenta si gettano molto prima. Nei dubbi, nelle prove, nelle notti in cui non si è sicuri di niente tranne che dell'urgenza di andare avanti.
Quello che stiamo celebrando, è il riconoscimento di qualcosa che esiste già. È il momento in cui ciò che era rimasto nell'ombra per scelta, per necessità, perché certe cose devono maturare lontano dalla luce prima di poter reggere la luce, entra finalmente in scena.
E allora sì. Chiamiamola fondazione, se serve una parola. Ma io preferisco chiamarla atto di fede.
Perché fondare qualcosa attorno al cibo, oggi, richiede una certa dose di coraggio. Il mondo gastronomico è saturo di voci, di format, di progetti che nascono con grande rumore e svaniscono prima di lasciare un segno. La soglia dell'attenzione si è accorciata. La competizione per lo spazio visivo, narrativo, culturale è feroce. Chiunque abbia senso pratico ti direbbe di aspettare il momento giusto, di testare, di calibrare.
Noi non abbiamo aspettato il momento giusto. Abbiamo deciso che il momento giusto eravamo noi a costruirlo.
Brigade of Culinary non nasce per occupare uno spazio esistente. Nasce per crearne uno nuovo: uno spazio in cui il cibo venga trattato per quello che è; un linguaggio complesso, stratificato, politico, emotivo, identitario. Uno spazio in cui si possa parlare di cucina senza semplificarla, e di cultura senza renderla inaccessibile. In cui chi lavora con le mani abbia la stessa voce di chi lavora con le parole.
La direzione è chiara.
Nei prossimi mesi vedrete arrivare eventi, incontri, comunicati che raggiungeranno luoghi e interlocutori che ci stanno già aspettando. Vedrete una brigata al lavoro e non in senso figurato. Persone reali, con competenze reali, che hanno scelto di mettere il loro nome e il loro tempo su qualcosa in cui credono.
Non ci sono solo cuochi, ma studiosi, ricercatori, saggisti, antropologi, medici, enologi, critici gastronomici, giornalisti e appassionati.
Dopo mesi al buio, per definire ogni dettaglio, ora stiamo lavorando alla luce del sole. Gli impegni sono tanti, l'agenda si riempie e per fortuna le giornate sono lunghe...



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